Storia

La “Clinica San Michele” fu inaugurata il 20 ottobre 1964 dai coniugi Libero e Maria Rosa NANTE che scelsero per la stessa il nome dell’Arcangelo, non solo perchè Patrono della Città di Albenga, ma, soprattutto, perché fu, a suo tempo, il libro di Axel MUNTHE “La storia di San Michele” (narrante le vicende di un medico svedese innamorato dell’Italia) ad orientare Libero, ragazzo, verso la professione di Ippocrate. La Casa di Cura divenne ben presto punto di riferimento per la sanità ingauna e volano di sviluppo per l’economia locale. Le tipologie e la qualità assistenziali erogate integrarono l’offerta ospedaliera preesistente, rappresentata, all’epoca, in Albenga, dall’Ospedale Comunale “S.Maria della Misericordia” (oggi spostato in più moderna struttura) e dall’altra Casa di Cura “Villa Salus” (palazzo patrizio, trasformato, nell’immediato dopoguerra, in “Clinica”, da Libero Nante in società con Colleghi, oggi chiusa).  La domanda assistenziale nasceva (e nasce tuttora) dall’essere l’Albenganese il secondo nucleo abitativo per importanza della provincia di Savona, alla confluenza idrografica (il bacino del Centa, principale fiume della Liguria) e viaria di diverse vallate, alcune originanti in Piemonte o in provincia di Imperia, nonché dalla sua vocazione produttiva nel settore primario e secondario, che lo caratterizza rispetto all’impronta eminentemente turistica degli altri centri della costa. Il grande merito (riconosciuto con diverse onorificenze e con la dedica di Giardini Pubblici alla memoria del Prof. Libero NANTE da parte del Comune di Albenga) della Casa di Cura fu quello di aumentare l’indotto locale con l’attrazione di casistica sanitaria (ed i corollari ritorni di immagine sulla città, poi frequentata a scopo turistico o residenziale dai parenti o dagli stessi ex degenti) da ogni parte d’Italia ed anche oltre.

A partire dai primi anni ’80, con la nascita del Servizio Sanitario Nazionale, l’offerta assistenziale della zona veniva riorganizzata: l’ospedale, un tempo ortopedico specializzato, Santa Corona di Pietra Ligure completava la sua trasformazione in generalistico, divenendo la struttura di riferimento del Ponente savonese. Automaticamente, le altre strutture ospedaliere ne divenivano satelliti. La Casa di Cura “San Michele”, per quanto riguarda la sua integrazione nel sistema assistenziale pubblico, si convertiva in tal senso. Contemporaneamente, per scelta strategica dei coniugi NANTE, la Casa di Cura avviava rapporti con enti extra-regionali e con liberi professionisti di fama nazionale ed internazionale, al fine di poggiare la propria sopravvivenza economica su più pilastri (servizio sanitario nazionale-regionale, convenzioni extra-regionali, assicurazioni, attività privatistica pura) che la affrancassero da rischi monopsonici. A questo proposito va citata la trentennale collaborazione con il Prof. Lorenzo SPOTORNO, recentemente scomparso, al quale la Casa di Cura ha dedicato la prima sala operatoria in Italia a dotarsi di flussi laminari sterili. Facendo perno su questa collaborazione, la Casa di Cura “San Michele è diventata una vera e propria Scuola di Ortopedia, che oggi annovera i massimi esperti di chirurgia del piede, ginocchio, anca, mano, spalla e colonna vertebrale, supportati da reumatologia e fisioterapia di primo ordine. Ben prima che il concetto di misurazione dell’outcome basato sulla percezione di utilità del paziente emergesse dai laboratori di ricerca e dalle speculazioni accademiche, si sapeva che gli operati di artroprotesi ed i polireumatici assistiti dalla “San Michele” tornavano “a ballare il valzer”.

La famiglia NANTE ha gestito direttamente la Casa di Cura fino al 2001. In seguito, la malattia della Signora Maria Rosa (capace Infermiera, poi Capo Sala, poi Direttrice del Personale, poi Direttore Amministrativo, poi brillante General Manager) e la morte del Professor Libero hanno indotto la famiglia ad affittare per alcuni anni l’azienda. Con la fine del 2009 il Prof. Nicola NANTE (figlio primogenito di Libero e Maria Rosa, Medico, Professore Ordinario di Sanità Pubblica e Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Siena), ha rilevato l’intero pacchetto azionario della Società San Michele S.p.a.ed ha costituito la Società Enne S.r.l. che, secondo le sue indicazioni, oggi gestisce la Casa di Cura. Vecchi problemi e nuove prospettive offre il contesto sanitario e socio-economico nel quale la Casa di Cura “San Michele” si trova, oggi, ad operare. Da un lato, è sostanzialmente poco modificata la rete assistenziale ospedaliera pubblica sopra descritta (la riduzione dell’offerta di posti letto, programmata a livello europeo, è stata localmente attuata dalla ASL Savonese con la chiusura dell’ospedale zonale del vicino Comune di Alassio). L’accresciuta componente anziana della popolazione (fenomeno particolarmente accentuato in Liguria, in quanto molti vi si trasferiscono dalle città del nord alla ricerca dell’ottimale situazione climatica) fa della “San Michele” una naturale e versatile risposta al conseguente maggior bisogno assistenziale: per questi pazienti essa rappresenta una soluzione “intermedia” tra l’ospedale pubblico ipertecnologico metropolitano, ed il domicilio del paziente o la residenza socio-sanitaria, consentendo al cittadino “fragile” come al paziente cronico e talora terminale, un ambiente protetto, assistenza qualificata ed un soggiorno piacevole. Dall’altro lato, la Clinica “San Michele”(con le sue eccellenze, in primis la riabilitazione polisettoriale e la chirurgia di nicchia) rappresenta oggi l’unico ospedale privato tra Genova e Montecarlo (il più grande, non religioso, dell’intera Regione Liguria), nel momento in cui i flussi attivi di pazienti (“attrazioni”), da sempre, a livello micro, indicatori di eccellenza aziendale, stanno tornando ad essere marcatori, a livello macro, di qualità delle scelte di politica sanitaria. L’eccellenza dei suoi Professionisti, Medici Internisti, Chirurghi, Infermieri, Fisioterapisti, rappresenta una risorsa non solo per il paziente privato, che in ambiente confortevole e riservato gradisce essere curato, ma per l’intero Sistema Sanitario della Regione.